Miniera. Si lavora a centinaia di metri dalla luce solare. Tutto nero intorno. Carbone. Un suono nel buio appena schiarito dalle lampade ad olio. “Meno male, canta ancora” — dice qualcuno. Piccolo punto giallo con le ali, immerso nei cristalli del sottosuolo.
Il suo cielo ora è di pietra. Un canarino, l’unica grazia di un mondo greve. Colpi di piccone, colpi di martello. Da ore il canto si è spento ma nessuno se ne accorge.
Il ferro incide le pareti di roccia. Scintille. Un boato scuote la superficie.
“Morti per un colpo di martello” — si leggerà nelle cronache del giorno dopo.
Questo è un breve racconto di fatti realmente accaduti. A provocare l’esplosione fu il materiale della testa di un martello, l’acciaio, che per sfregamento contro un altro utensile ha innescato l’aria intrisa di grisou, una miscela gassosa che si trova nei giacimenti di combustibili fossili. Un oggetto insignificante porta alla morte decine di persone. Più letale di un’arma da fuoco, dove l’intento è implicito nella funzione. Questo ci riporta, anche se in modo drammatico, alla criticità di ogni progetto, ed anche di tale oggetto che sembrerebbe aver concluso il suo percorso evolutivo. Ma di martelli ne esistono centinaia di tipi, e quindi sono centinaia gli usi che soddisfano.
A studiarli tutti potremmo dimenticarci del suo utilizzo più scontato : il piantare chiodi. Non essendo possibile inoltrarci troppo nell’analisi tipologica abbiamo ricavato nell’atto del battere il gesto chiave in grado di dare vita a nuovi strumenti “a percussione”, se non proprio martelli nel senso classico del termine. Allora, fra gli altri, uno per aprire meglio le noci di cocco, uno per tritare spezie, per sgusciare crostacei, per rompere il torrone, per aprire meglio le noci ed un martello che diventa un gioco per bambini.























| Anno | 2011 |
| Tipo | workshop |
| Cliente | UNIRSM Design + IUAV |
| Tiratura | 200 |
| Materiali | Legni / metalli |